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Motivazioni racconti vincitori V edizione del premio letterario

Queste sono le motivazioni che la giuria ha dato nel premiare i racconti i racconti vincitori e segnalarne altri.

Primo premio

Cavoli e finocchi

Un grigio mattino d’autunno è il tempo che anima lo scenario di questo bel racconto: un tempo freddo e grigio come lo sono quegli anni della guerra, dell’occupazione nazista, della Resistenza. Per Nesto, il protagonista, è una mattina in cui il fare bilanci sembra contrapporsi alla necessità di assolvere i compiti quotidiani della sua vita di agricoltore, compiti che le ristrettezze del momento rendono ancora più indispensabili. Ma quasi come in un affresco i pensieri di Nesto compongono le immagini delle cose realizzate nella sua vita spaziando dal lavoro alla vita coniugale, ai figli. Il pensiero indugia soprattutto sul destino di Agostino, il figlio lontano perché in guerra nelle montagne della Jugoslavia. E i piani si confondono in una doppia ed evocativa sovrapposizione: quella del figlio con il fratello più giovane morto in un’ altra guerra ( la prima guerra mondiale) e con quella di un giovane soldato inglese che Nesto sta pericolosamente nascondendo nel fienile.
La scrittura del racconto trasmette forza e delicatezza nello stesso tempo soprattutto nella descrizione dei moti d’animo che attraversano Nesto anche nel momento drammatico della fine che amaramente conclude il racconto in cui dimensione individuale e collettiva felicemente si intrecciano e si alimentano reciprocamente.

Secondo posto

La vita in una scatola

E’ un racconto fatto di ricordi vivi, di emozioni dolcissime, di sentimenti familiari.
L’autrice narra la descrizione di un incontro tra una bambina e la sua nonna, un ricordo ancora vivo dopo tanti anni, l’unico ricordo della nonna, tenuta nascosta a lei e al mondo tutta la vita, quasi fosse pericolosa. Si scopre alla fine del racconto che era ricoverata in un “manicomio” chiusa a chiave in una stanza.
Traspare forte il rammarico della narratrice nel non aver potuto conoscere quella nonna che portava lo stesso suo nome e che aveva, agli occhi della nipote, bisogno di affetto come tutti. Affetto e cura precluse dalla sua malattia e dal tempo in cui è vissuta. La scatola che la nonna custodisce gelosamente contiene tutte le cartine di stagnole delle caramelle che ogni giorno riceveva come dono dalla struttura dove era ricoverata.
L’autrice procede per flashes dove nelle frasi ricche di immaginazioni e metafore condensa e fissa i suoi ricordi di bambina, tra tutti il gesto che la nonna compie nel riporre con cura nella scatola del suo tesoro ciò che lei bambina riteneva inutile come la carta stagnola di una caramella. Il gesto della nonna diventa quindi rivelatore di un modo apparentemente sproporzionato di guardare che invece è rivelatore della grande diversità che la sua sensibilità manifesta.

Il racconto è scritto con dovizia di particolari e cura narrativa. Scorre velocemente alla lettura lasciando un piacevole senso di malinconia per gli affetti familiari più intimi

Terzo posto (ex equo)

Il coraggio di Chiara

Questo racconto ha il grande pregio di non proporre al lettore ricordi, frammenti di vita, sentimenti dell’autore, ma di offrire la scena ad un tema sociale, ad una problematica complessa e dolorosa del nostro presente.
Con grande delicatezza lo fa attraverso pensieri, e sentimenti di bambini, alunni di una classe elementare che assistono all’ingresso di A’isha, una bambina nigeriana, sopravvissuta ad uno dei tanti naufragi nei quali esitano molti viaggi della speranza. Tranne l’autoesclusione di Michael, piccolo bullo già rabbiosamente ferito, nasce tra i bambini la spontanea gioia del dono, il riconoscersi fratelli. Soprattutto tra A’isha e Chiara, resa fragile dall’autismo, si crea un’immediata comprensione senza parole, che permetterà ad ognuna di trovare consolazione nell'altra alle proprie perdite e mancanze.
Il testo scritto con frasi asciutte e sicure induce commozione e fa pensare.

Se non qui dove?

Racconta la storia di un padre anziano e solo che non vuole essere sradicato dalla terra dove ha vissuto tutta la vita, vuole continuare ad esercitare la sua attività di pescatore, E c’è il figlio che desidera portare il padre a vivere vicino a lui in città, in appartamento.
Il racconto si snoda in colloqui tra padre e figlio, nel tentativo di rendere fattivi i rispettivi desideri e nella difficoltà reciproca di cercare di capirsi. Il figlio vuole stare tranquillo e avere il padre vicino, più per un desiderio suo che del padre che invece vuole rimanere a vivere accanto al suo mare anche da solo.
Il finale, un po’ triste, col padre che ostinatamente vuole uscire l’ultima volta con la sua barca “Libera” e che non torna più. Scelta fatta consapevolmente quasi nella certezza che non sarebbe più tornato.
Il racconto affronta il problema dell’anziano nella nostra società, della condizione di solitudine e, a volte, dell’incomprensione con la generazione dei figli. Dall’altra parte, l’impossibilità dei figli di riconoscersi nella vita dei genitori anteponendo ai loro desideri, la necessità di trovare una sistemazione che “metta a posto le cose”.
Il racconto è ben scritto, con dialoghi brevi e intensi, descrive compiutamente il complesso intreccio di sentimenti dei due protagonisti che non arriva al benessere per entrambi.

I sei racconti segnalati (in ordine alfabetico)

Distopica visione

L’incontro fra due innamorati, una cena con il terzo incomodo, un finale inaspettato, ecco gli ingredienti di questo simpatico racconto. Già il titolo è un messaggio, “distopica visione”, concetto che ci incuriosisce e dal quale ci aspettiamo una storia di un certo tipo. In realtà la “distopia” non c’entra nulla e noi ci sediamo a tavola con i tre commensali. La serata si presenta pesante e noiosa , ma con lei a quanto pare nulla potrebbe essere scontato. Scelta azzeccata nel linguaggio asciutto e diretto, senza mezzi termini e sottintesi, brillante in ogni sequenza, dalle descrizioni ai dialoghi, e nell’evolversi della vicenda che trasforma una serata senza pretese in una pièce ironica e sfiziosa.

I cattivi pensieri di Berenice

Racconto equilibrato nelle varie sequenze, dalla minuziosa caratterizzazione dei personaggi, alla successione dei pensieri e delle azioni che si accavallano senza mai confondersi. Particolare la scelta dei nomi, Efisio, Berenice, Drusilla che evocano figure storiche e mitologiche. Come nei miti infatti, la vicenda esonda di passioni, di sentimenti capaci di inghiottire i personaggi senza dar loro una via di fuga. Senza perdersi in momenti irrilevanti, l’autore si concentra sull’atto finale, un epilogo drammatico che alla stregua della nemesi mitologica, ci sembrerà ineluttabile.

Joe ancora non arriva

L’attesa di Amelia dell’arrivo o meno di Joe - in ritardo al loro primo appuntamento: è questo il nocciolo del racconto. Un’ attesa lunga che serve alla protagonista - e all’autore - per ripercorrere la sua storia sentimentale poco felice, soprattutto poco ricca di passione.
La scrittura piana e lineare rende in modo efficace i diversi stati d’animo e le loro molteplici sfaccettature, nell’ oscillazione continua tra la speranza di un qualcosa di nuovo che apra al cambiamento e la paura di una delusione e di una ripetitiva rinuncia ad amare. Una storia comune ma non per questo meno vera e umanamente importante, una storia che senza fine si ripete nel tempo e continua a riproporre quanto di misterioso ci sia nell’incontro amoroso. Ma nel racconto un elemento di diversità c’è: Amelia e Joe si sono conosciuti attraverso i social e se da un lato la virtualità dei loro contatti rende ancora più incerta l’attesa della protagonista, dall’altro il finale non scontato, capovolge quello che spesso può essere lo stereotipo degli incontri in chat.

La verità in un sogno

L’autore ci descrive una rinascita del sentire e del desiderio. ‘Filippo era una persona molto concreta, per lui aveva valore solo ciò che era reale...’ A quarant’anni dopo una delusione amorosa, viveva per il lavoro, ritirato dagli amici, dalla vita e dai sogni.
I sogni notturni non li ricordava mai, fino a che proprio in sogno gli accadrà di subire il richiamo di un luogo sconosciuto e insieme familiare, una stradina lastricata di pietra, vicina al mare.
‘Quel posto era troppo reale per non essere vero!’ Filippo inizia così una ricerca che lo porterà a recuperare il suo passato ed insieme ad esso il suo futuro.
Il pregio di questo racconto sta nei passaggi sottili tra realtà e fantasia, una fantasia che diviene reale. Ci mostra come i sogni siano veri come la vita e, senza sogni, la vita perda la sua gioia.

Non avere paura

Si può sopravvivere psichicamente ad una madre patologicamente ansiosa e protettiva verso il figlio? Questa sembra essere la domanda che percorre il racconto ‘Non aver paura’; con una scrittura scorrevole e piacevole l’autore descrive con fluidità e un costante filo di ironia le sue vacanze di bambino al mare e in montagna. Il racconto rende presente al lettore con vividezza l’immagine di un bambino sempre alle prese con le preoccupazioni materne per la sua salute, un cliché fatto di gesti quotidiani che si ripete sia nelle agognate giornate trascorse al mare sia durante il soggiorno montano. Ma il racconto trasmette oltre che il senso di amara rinuncia anche la simpatia con cui il protagonista può riguardare a se stesso e alla madre. E la risposta della possibilità di non soccombere sta, oltre che nell’ esplicita affermazione del protagonista, proprio nella leggerezza del racconto: non solo si può non soccombere, ma si può anche sviluppare desideri e passioni (il mare) potendo scegliere tra ciò che piace e ciò che non piace .

Storia di una mela

Il racconto con una sua originalità propone come protagonista la Mela (non una mela) descrivendone il suo possibile punto di vista e il suo vissuto nei vari e diversamente importanti avvenimenti che nel corso del tempo l’hanno coinvolta a vario titolo, sia concreto sia più spesso simbolico.
Con una scrittura immediata e rapida il racconto ripercorre la presenza della mela nel corso della storia: dai miti dell’origine e non solo, alla contesa delle dee foriera della guerra di Troia, alle fiabe, alle leggende, all’essere strumento di morte suicida e poi logo nei decenni più recenti di uno dei più famosi gruppi musicale del secolo scorso.
Il lettore viene condotto dalla storia ad accompagnare la parola scritta con una serie di immagini, dei disegni che naturalmente si compongono e completano, istoriando il divertente racconto.

Questa sarà la copertina della nuova antologia dei racconti vincitori e segnalati

A.L.A
Associazione Liberi Autori
C.F. 90163650279