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Articolo del Gazzettino sul libro di Gino Rossi: «Tradito da Treviso»

Si sono incontrati a un corso di scrittura creativa, sei anni fa. I loro destini si sono incrociati ancora al premio letterario "Giovane Holden" del '12: entrambi erano approdati alla finale. A quel punto era già tutto deciso. Giovanni Tonellato, psicoterapeuta che ha lavorato al Gris di Mogliano e Nicola Tonelli, insegnante di matematica al Luzzatti di Mestre, avrebbero scritto il prossimo libro a quattro mani. L'idea nel cassetto c'era già. Hanno puntato su Gino Rossi, pittore straordinario, morto in manicomio a Treviso. «Al Gris c'erano tre pesci che lui aveva dipinto su un muro esterno. Mi hanno sempre colpito. Perchè lui è stato un genio, ma la pazzia l'ha consumato» spiega Tonellato. Il libro, pubblicato dalla trevigiana Santi Quaranta editrice si intitolala "Il pittore inquieto e la ragazza del fiore".
Alle domande rispondono in coppia. «Ci abbiamo messo due anni a scrivere il romanzo. Ma è venuto fuori di getto, senza fatica nè intoppi».

Perché un libro su Gino Rossi?
«Gino Rossi è stato un grande pittore dei primi del '900, ma è stato presto dimenticato. Abbiamo voluto recuperare il suo nome alla memoria del mondo culturale, e non solo».

Da cosa siete partiti?
«Ci siamo chiesti come mai questo passaggio repentino dalla gloria di Ca' Pesaro, a Venezia, dove aveva esposto con successo le sue opere, all'oblio. Avere talento non è stato sufficiente. Essere stato tra gli innovatori della pittura italiana non gli ha permesso di ottenere un riconoscimento stabile nel tempo, anche se ne ha ottenuti di sporadici attraverso mostre collettive. Abbiamo così deciso di considerare due momenti poco noti della sua vita: l'adolescenza e i venti anni in manicomio. Due periodi cruciali. Il primo dove si rende conto delle sue ansie e delle difficoltà con i genitori e il mondo esterno. Il secondo relativo agli anni del manicomio, segnati dalla sofferenza e dall'abbandono di ogni speranza».

Come avete lavorato a 4 mani?
«Ci siamo incontrati periodicamente condividendo le idee, la costruzione della storia e delineando i personaggi. C'è stata una buona intesa, si può dire di completamento, via via che il lavoro proseguiva».

Quali passaggi da sottolineare?
«Il rapporto con la madre sia nel diario sia nelle apparizioni in manicomio. Oltre ai dialoghi di Gino Rossi con il personaggio femminile di Marina. Attraverso questi abbiamo cercato di far risaltare la rabbia del pittore incompreso e rinchiuso dietro le mura del manicomio». Ritenete che Treviso abbia fatto abbastanza per valorizzarlo?
«Treviso ha fatto una mostra anni fa ma, ad esempio, non ha fatto nulla per salvare la Colonna, una delle osterie più famose d'Italia ai tempi di Rossi, vero cenacolo dell'arte italiana, se pensiamo anche ad Arturo Martini e altri pittori dell'epoca. Poteva diventare un punto di raccolta dell'arte pittorica del nostro territorio invece è diventata un centro dirigenziale».

Dedicate il libro a qualcuno?
«Il libro lo dedichiamo a Gino Rossi affinché quanti ancora non lo conoscono possano avvicinarsi alla sua pittura: delicata, emozionante, innovativa».

A.L.A
Associazione Liberi Autori
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