• Home
  • Dicono di NOI
  • Sergio Faccipieri – Expert Reader: Note sul libro di Giovanni Tonellato e Nicola Tonelli: Il pittore inquieto e la ragazza del fiore.

Sergio Faccipieri – Expert Reader: Note sul libro di Giovanni Tonellato e Nicola Tonelli: Il pittore inquieto e la ragazza del fiore.

Perché mi è piaciuto
Giovanni Tonellato e Nicola Tonelli hanno scritto un libro bello, che merita di essere letto, non solo perché cattura l’attenzione (lo si legge tutto d’un fiato), ma soprattutto perché mette in moto le nostre emozioni e sollecita riflessioni per niente banali.
Ciò dipende in parte dalle vicende che vengono narrate, vicende dolorose e drammatiche, ma dipende soprattutto dal modo con cui gli autori hanno dato vita ai personaggi del racconto.
Al centro del romanzo troviamo la vicenda umana di Gino Rossi, ma accanto a Gino vi sono altri personaggi importanti come quelli di Omero e di Marina, una vera e propria co-protagonista. Sono certo di non sbagliare se dico che gli autori hanno raccontato questi personaggi con uno sguardo “affettuoso” e carico di solidarietà umana.

Quale genere di romanzo?
Non è semplice classificare il romanzo scritto da Tonellato e da Tonelli.
Non è un romanzo “biografico” anche se diverse parti della narrazione appaiono aderenti alla biografia reale di Gino Rossi.
Non è un romanzo “psicologico” anche se in parecchie pagine il racconto si sofferma sugli stati d’animo e sul mondo interiore dei personaggi principali.
Non è un romanzo “epistolare” anche se una parte importante della narrazione ruota attorno al “diario” di Gino Rossi adolescente.
Non è un romanzo “verista” anche se in molte pagine la rappresentazione della vita all’interno dell’ospedale psichiatrico Sant’Artemio di Treviso consente al lettore di avvicinarsi a capire cosa volesse dire essere internato in un manicomio.
Il romanzo presenta una miscela di aspetti tratti dalla realtà con aspetti immaginari che appartengono al regno della creazione letteraria. Possiamo dire che gli autori hanno scritto un romanzo che si presta a molteplici punti di vista e ciò lo rende interessante perché sollecita il lettore a sviluppare una lettura attiva del testo e, addirittura, com’è successo a me, a impegnarsi in qualche attività di ricerca per capire meglio gli eventi raccontati nel libro.

L’architettura del romanzo
Il romanzo ha una struttura circolare.
Tra i paragrafi iniziali e quello finale (qui la narrazione si svolge presso l’osteria “Alla Colonna”) gli autori aprono con la tecnica del flashback differenti narrazioni che rinviano a tempi e luoghi diversi da quello in cui si svolge il tempo effettivo del racconto (il giorno del funerale di Gino Rossi).
Il romanzo, dunque, procede, paragrafo dopo paragrafo, con una successione di rimandi e di spostamenti tra luoghi e tempi diversi. Osteria “Alla Colonna” (dicembre 1947); Collegio degli Scolopi (1893-1897); Manicomio Sant’Artemio (1926-fine anni ’30).
Il romanzo presenta una struttura piuttosto sofisticata con continui passaggi di luogo, di tempo, di eventi, di personaggi, di situazioni e di azioni. Gli autori hanno saputo collegare efficacemente le diverse sezioni del romanzo perché questi passaggi avvengono in maniera fluida, del tutto naturale, e, senza disturbare la lettura, la rendono più coinvolgente.

L’interpretazione della vicenda umana di Gino Rossi
Troviamo il racconto di Gino Rossi ai poli estremi della sua vita, prima durante la sua adolescenza presso il collegio e poi internato all’ospedale psichiatrico. Ci sono quasi trent’anni che separano queste due fasi della vita di Gino. In questo grande intervallo temporale, sono molte le vicende che avrebbero potuto essere raccontate.
- Gli anni felici del secondo viaggio in Francia, gli anni di Burano, delle colline asolane, gli anni dell’esposizione delle sue opere a Ca’ Pesaro nel 1910 e a Parigi nel salone d’autunno del 1912.
- Oppure la storia dei rapporti con gli amici artisti (Nino Barbantini, Arturo Martini, Felice Casorati, ecc.) che condividevano la battaglia contro la tradizione accademica e le scelte artistiche molto conservatrici della Biennale di Venezia.
- Un terzo tema poteva essere costituito dalla trama dei suoi rapporti familiari. Il padre Stanislao muore nel 1901. Gino Rossi si sposa molto giovane (nel 1903, a 19 anni) ma viene abbandonato dalla moglie (la moglie – siamo alla fine del 1912 – lo lascia per diventare la compagna di uno scultore, Oreste Licudis). Gino Rossi trova una nuova compagna che gli starà accanto negli anni bui.
- Un quarto tema, riguarda proprio gli anni bui, dal 1917/18 sino al suo internamento nel 1926. Sono anni di crescenti e penosissime difficoltà economiche, mentre la sua vita d’artista incontra molto ostacoli perché i suoi nuovi quadri non vengono capiti e Gino Rossi precipita in un progressivo isolamento che vivrà con la madre a Ciano del Montello, un isolamento che ha certamente contribuito all’aggravarsi delle sue condizioni mentali.
Tuttavia, nel considerare la complessa vicenda umana di Gino Rossi, gli autori hanno imboccato una strada più originale, concentrando l’attenzione sull’adolescenza di Gino Rossi e soprattutto sull’allontanamento di Gino dalla famiglia per frequentare, all’età di nove anni, il collegio degli Scolopi a Firenze. Il romanzo suggerisce che la malattia mentale del pittore possa avere avuto un’origine remota nel trauma provato dal giovane Gino al momento del suo radicale distacco dalla madre, un’ipotesi questa assai poco valorizzata dalle ricostruzioni biografiche della vita del pittore.

Omero e Marina
Il libro di Giovanni e Nicola è un libro che racconta molte cose.
Vi sono almeno altri due personaggi che emergono con le loro storie e con la loro personalità:
- Omero Marchesan è l’oste della “Colonna”, l’osteria che ha ereditato dal padre. Non è un caso, si può pensare, che si chiami proprio Omero poiché Omero è per definizione “colui che racconta”. E’ un gran bel personaggio, molto curioso di conoscere la vita degli altri, una persona solida, capace di una forte carica di generosità umana, molto “buddista” per la sua empatia e per la sua capacità di calarsi nelle emozioni degli altri.
- Marina Filippi: donna orgogliosa, intelligente malgrado la modesta cultura, internata al Sant’Artemio per motivi che niente hanno a che fare con disturbi mentali. Il personaggio di Marina è molto importante perché attraverso i suoi occhi vediamo il manicomio di Sant’Artemio, ne vediamo il funzionamento, le sue gerarchie (il direttore, il medico, le suore, gli infermieri, gli ammalati), le pratiche di cura dei malati. Attraverso gli occhi di Marina vediamo anche i timidi ed ermetici tentativi di Gino Rossi di parlare della sua arte proprio quando la sua mente se ne stava distaccando.

Un romanzo polifonico
Il romanzo contiene una pluralità di storie e di personaggi.
Accanto alle storie principali, quelle di Gino, di Omero, di Marina, troviamo molte altre miscrostorie e personaggi relativamente minori che però sono vivi e che rimangono impressi nella mente del lettore (Rachele Alberti, Sonia, el sior Nani che porta Gino al collegio degli Scolopi, suor Clementina che cerca di proteggere Marina, oppure ancora l’odioso dottor Cavicchioni che sfrutta la sua posizione per guadagnare soldi vendendo le donne internate ai ricchi signori del trevigiano).
Il romanzo ha un’impronta polifonica. Possiamo usare la metafora del contrappunto musicale nel quale ad una prima voce o linea melodica si sovrappongono altre linee e queste sovrapposizioni creano degli accordi che non sono casuali ma devono rispondere alle regole dell’armonia. Allo stesso modo nel racconto abbiamo la sovrapposizione di storie e di voci differenti che non stonano perché sono collocate in un insieme ben equilibrato. Un altro modo di dire la stessa cosa è che il romanzo di Giovanni Tonellato e Nicola Tonelli non ha una trama lineare, ma ha una molteplicità di linee narrative che si intrecciano il che moltiplica i piani di lettura del romanzo offrendo al lettore diversi motivi di riflessione sui protagonisti del romanzo e sulla vita degli esseri umani in generale.

A.L.A
Associazione Liberi Autori
C.F. 90163650279