Non sei psicanalista

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Al sabato facciamo colazione assieme. Io do le spalle alla finestra, mia moglie si siede di fronte alla cucina.
Sto sorseggiando la spremuta, pensando così di prevenire il raffreddore, quando Ada mi chiede se può raccontarmi un sogno.
Penso se anch’io ho sognato ma non mi viene in mente niente.
Faccio cenno di sì con la testa, appoggio il bicchiere sul tavolo, allungo le gambe e mi preparo all’ascolto.
Sto parlando alla mia psicanalista. Siamo sedute in una stanza dalle pareti bianche di fronte ad una scrivania. Nostra figlia è distesa nel lettino e urla. Mi alzo dalla sedia, prendo la bambina e la porto nella stanza accanto dove trovo mia madre e mia sorella. Dico loro di fare qualcosa per calmarla perché così posso tornare dalla psicanalista.
Questa, appena prendo posto, se ne va senza dire una parola.
Guardo dalla finestra. La vedo, giù dal palazzo, mal vestita, spettinata, con il volto tirato e gli occhi

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