Temporale a Saint Tropez

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Tornavamo a casa percorrendo il viale sotto le mura e parlavamo di tante cose.
Era l’ultimo anno delle medie.
Solo qualche foglia ancora gialla rimaneva sui rami degli ippocastani. Quelle cadute coprivano una parte dell’asfalto creando un morbido tappeto marrone.
Ci piaceva comminarci sopra. Eravamo un bel gruppo. C’era chi abitava a pochi passi e non riusciva mai a finire un discorso. Gli altri invece si fermavano ad aspettare l’autobus alla fine del viale.
Rimanevamo io e Giuliano.
Eravamo diversi. Avevamo in comune soltanto l’altezza. Lui era biondo, occhi chiari, sempre sorridente. Aveva quello che si chiamava fascino slavo. I suoi erano profughi dalmati. Aveva simpatie per i fascisti. Mio padre era stato partigiano e io ero cresciuto con gli ideali della Resistenza. Nelle discussioni durante l’intervallo tra una lezione e l’altra, ero l’unico a sostenere l’importanza di quel periodo storico con ragionamenti che volevano rispondere a tutte le critiche. Giuliano non interveniva. Guardava intorno con un mezzo sorriso

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