Non siamo fatti di ferro

Indice articoli

Erano le nove quando suonò il campanello. La signora Lisa Zerial si era alzata da mezz’ora. Avrebbe potuto alzarsi prima perché la notizia del radio giornale della sera l’aveva turbata. Annunciava la decisione del Governo di togliere le cattedre universitarie agli ebrei per darle agli ariani. La notizia la fece rabbrividire anche se lei non era di famiglia ebrea e nessuno dei suoi sarebbe potuto essere colpito da leggi razziali. Ma in quella notizia c’era lo stesso qualcosa che le fece paura. «Cominciano con gli ebrei e poi potrebbero estenderle anche alle persone sole. Perché no?»

Lei abitava un appartamento statale, due camere, salotto, cucina e un terrazzo all’ultimo piano dal quale ammirava tutta la città.
Faceva ancora buio. Così era rimasta sotto la trapunta d’oca a pensare al suo Ludovico.
Arrivava alla solita conclusione: le mancava molto. Si era girata dalla parte destra del letto, dove era solita incrociare il suo sguardo, fino ad appisolarsi. Non aveva nessun’idea di chi potesse suonarle a quell’ora.
Da quando era rimasta vedova, apriva soltanto a Marina, la figlia, che per convenzione faceva due squilli, e al ragazzo della bottega di fronte che ogni mattina alle dieci le portava il pane e il latte. La radio era la sua compagnia e poi i libri: autori moderni come Svevo, Joyce e Thomas Mann o classici, con preferenza per gli autori russi, Cechov su tutti.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

A.L.A
Associazione Liberi Autori
C.F. 90163650279