Hai paura che qualcuno ci veda?

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«Ripetigli la via».
«Via? Aspetta che guardo la prenotazione».
Cecilia tira fuori dalla borsa Louis Vuitton la prenotazione.
«Merit Hotel Stadh house» dice, prendendo fiato tra una parola e l’altra.
«Ha mosso la testa» osserva Miranda sistemandosi la catena d’oro intorno al collo e allungando le gambe sotto il sedile davanti.
Cecilia ripone la prenotazione nella borsa, appoggia il gomito sul bracciolo di sinistra, fa un sospiro.
Alle loro spalle la stazione diventa sempre più piccola e si trovano dentro il traffico della via principale.

«Non credevo ci fosse tanta gente che passeggia con questa temperatura» dice Cecilia guardando fuori dal finestrino.
«Hai paura che qualcuno ci veda?»
«Ti dico solo che in Trafalgar Square, Luigi si sente salutare da un amico che non vedeva dalle medie. Era un mese prima da quel maledetto incidente».
«Mi stai ricordando che dobbiamo muoverci con attenzione?»
«Meno passeggiamo meglio è».
«E vuoi stare in camera fino alle cinque? Ti pare logico?» risponde Miranda scuotendo lentamente la testa.
«Possiamo andare al Museo Van Gogh. Dovrebbe essere vicino all’albergo».
Miranda guarda l’orologio mentre il taxista accosta davanti all’ingresso del Mariott e indica col dito il tassametro: dodici euro.
Miranda prende dalla borsa il portamonete e paga i dodici euro.
Cecilia scende come una ventenne ed è gia pronta a ricevere il trolley. Miranda trova il suo sul marciapiede mentre il taxi ha già voltato l’angolo.

La hall è affollata da un gruppo di ragazze giapponesi.
«Fotocopie, fotocopie» dice Cecilia vedendo che indossano tutte abiti sgargianti.
Miranda sembra non badare al discorso e va a sedersi sulla poltrona in pelle testa di moro, davanti la reception.
Cecilia la raggiunge ma rimane in piedi di lato al divano appoggiandosi al manico rialzato del trolley.
«Loro sono giovani e possono fare quello che vogliono».
«Cosa c’entra?» dice Cecilia.
«C’entra e come!»
«Alla loro età saremmo venute fin qui, noi?»
«Mah. Forse non eravamo pronte».
«Vuoi sostenere che siamo qui per recuperare?»
«In un certo senso sì. Quello che non fai da giovane prima o poi lo devi fare».
«Certo che venire ad Amsterdam in novembre ce ne vuole!»
«Ti avevo proposto settembre ma tu hai subito detto di no». Ribatte Miranda.
«Settembre è ancora periodo di vacanza».
«Non potevamo essere in vacanza anche noi?»
«Hai ragione. Siamo in vacanza!»
«Ma io non mi sento in vacanza».
«Lascia che mi sistemi il trucco e poi andiamo».
«Al Van Gogh ci sarà anche il bar per un panino. Meglio non appesantire lo stomaco. L’alito potrebbe risentirne».
«Parli come una vecchia e non hai ancora cinquant’anni».
«Vacci piano. Ne compio quarantacinque a febbraio prossimo». Dice Miranda con voce alterata.
«Per quello te lo dico. Sei ancora giovane».
«Non pronunciare questa parola. Lui sì, il porco, mi ha mollata per una giovane!»
«Si accorgerà presto che cosa ha perso».
«Dici? Io non credo. Carne fresca, cara mia! Non farmici pensare perché vado a scovarlo e lo uccido».
«Non sei qui per vendicarti?»
«A casa la pensavo così. Qui è diverso».
«Cosa vuoi dire?»
«Qui ci sono io, con le rughe, i capelli tinti, e se mi spoglio anche la cellulite».

Miranda si sta guardando allo specchio esterno dell’armadio mentre Cecilia sistema con cura mutandine e reggiseno nella cassettiera e osserva l’amica da dietro.
«Hai un fisico invidiabile. Gambe magre, caviglie asciutte. Sei alta. Insomma, sei uno splendore. Non capisco cosa ti prenda».
«E tu, sei convinta? Ti senti così sicura?»
Cecilia è colta di sorpresa nel sentirla dubbiosa. Lascia sul letto le poche cose che deve ancora sistemare e va alla finestra.
Nella stanza l’unico segno di vita è il ticchettio della pioggia sui vetri. Cecilia davanti alla finestra e Miranda davanti allo specchio. Non guardano più dalla stessa parte. La camera a cinque stelle è di troppo. Due stelle rispecchierebbero meglio il loro stato d’animo.
Miranda entra in bagno, chiude la porta e fa partire la doccia.
Cecilia si sente improvvisamente libera. Finisce di sistemare le sue cose nella cassettiera, prende il cellulare dal comodino, torna alla finestra e chiama il numero che ha già in memoria.
Poi mette i due cuscini contro la testiera del letto in modo da appoggiare la schiena e si sistema per leggere qualcosa.
Segue con distacco tutti i rumori che vengono dal bagno. Doccia, phon, spazzolino dentale elettrico. Guarda l’orologio. Sono le quattro. Pensa che al Van Gogh ci andrà da sola e la cosa non le dispiace.
«Dai, preparati. Alle cinque dobbiamo essere lì» dice Miranda uscendo dal bagno.
Cecilia non risponde.
Miranda sceglie perizoma, reggiseno, calze e camicetta. Prende gli orecchini dal portagioie e li appoggia sul comodino. Dall’armadio sfila il tailleur e sistema tutto sul letto. Poi guarda le scarpe tacco dodici che sono in fianco al comodino.
Si mette davanti allo specchio e comincia a giocherellare con i capelli.
Le viene in mente quella volta che suo padre la portò al maneggio, aveva dieci anni, e si trovò casualmente ad assistere a due cavalli che si montavano.
Si isola in quel ricordo.
Quando sente la voce di Cecilia guarda verso la porta come se fino a quel momento fosse stata sola.
«Non avertene a male. Ho disdetto l’appuntamento».
«Ma va!» risponde Miranda scotendo la testa.
«Cosa ti è venuto in mente?»
«Dici bene. Mi è venuto in mente Luigi. Le mie avventure sono finite con lui».
Mirando smette di giocherellare con i capelli. Guarda dalla parte del comodino e pensa che Amsterdam a novembre non è poi cosi male.

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