La variante al diagramma di Gabbard

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All’ospedale rimangono basiti, secondo il dottore l’insetto apparteneva a una specie estinta da più di un secolo.
Così, appena tornati mi confidò d’essere sfortunata. Sai, mi disse, ci sono quelli che nascono con la camicia e possiedono vagoni di fortuna, io sono stata partorita sotto una scala mentre un gatto nero passava accanto, un venerdì diciassette. E che cazzo! Esclamai.
«Tesoro!»
La sentite? Non trascorre un minuto senza che mi cerchi e spari una cazzata.
«Che cos’è un bacio? Un segreto detto sulla bocca.»
Un’ossessione senza fine.

«Professore, permesso.»
«Avanti, Ettore.»
Bravo ragazzo, instancabile studente. Un po’ rompicoglioni con le domande, ma sicuramente il più brillante del corso.
«Le ho portato la tesi finita, professore.»
«Lasciala pure sulla scrivania, Ettore. Tra una settimana te la riconsegno corretta.»
«Grazie, professore.»
Lo studente spilungone saluta e si avvia verso la porta, poi un’indecisione. Si volta verso il docente immerso nella lettura di una dispensa.
«Professore, mi sono permesso proporre una variante al diagramma di Gabbard. La trova nell’ultima pagina.»
«Sai Ettore che ogni modifica dev’essere preventivamente concordata con il relatore.»
Il ragazzo abbassa il capo mostrando l’intreccio di capelli spettinati.
«Beh, non fa niente. Siediti che la leggo.»

«Cos’è l’amore, se non un apostrofo rosa tra le parole ti amo.»
Si dice t'amo, cretina, sennò la frase non ha senso.

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