La variante al diagramma di Gabbard

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Eppoi, in confidenza, solo rimanendo lontano non ero influenzato dalla sua sfiga inumana.

Il professore sfoglia le duecento pagine distrattamente. È una buona tesi, non le solite scopiazzature di chi ha fretta di chiudere con l’università. Ci ha messo il cuore il ragazzo, pensa il docente mentre apre il manoscritto sul capitolo dodici intitolato: “ La variabile al diagramma di Gabbard”. Non era stato concordato preventivamente.
La stanza è illuminata da una finestra che butta sul cortile due piani sotto. I vetri sono spessi un dito e non lasciano filtrare alcun rumore dall’esterno, così nell’ufficio c’è un silenzio quasi assoluto. Quasi, perché Ettore è seduto e batte il tallone del piede destro sul pavimento. Guarda il vecchio professore che ha calcato bene gli occhiali, fino a quel momento in bilico sulla punta del naso, e pensa ai dieci mesi trascorsi in biblioteca alla ricerca di materiale per la tesi. Si era arrabbiato, demoralizzato, esaltato, nel sogno aveva ucciso venti volte il suo tutore e altrettante lo aveva mitizzato. Finalmente però l’aveva terminata. Per poco non ci aveva rimesso un dito con la taglierina, quindi nel suo caso era vero il detto: sputare anima e sangue.

«Tesoro, amare significa non dire mai mi dispiace.»
Fate finta di niente, poi smette.
Sapete che mi manca? Andar per mare.
Alzarmi che ancora è buio, fare una signora colazione con latte fumante e pane sbriciolato dentro. Uscire presto, prima che lei apra gli occhi; passare sotto il capitello della Madonna della Navicella e segnarmi, perché lo spirito dev’essere coltivato. Noi, gente di mare, siamo fedeli; solo così possiamo affrontare le stramberie del tempo.
Salutare il leone marciano e maledire i veneziani. Dicono di noi che siamo i fratelli poveri. Che cavolata pazzesca. Provate a guardare Venezia dall’alto: assomiglia a una sogliola presa all’amo.
Osservate ora Chioggia con tutte le calli che partono da una lisca centrale. Noi siamo lo scheletro che tiene i muscoli eretti di un pesce spiaggiato da secoli.

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