La variante al diagramma di Gabbard

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Quando uno di questi pezzi arriva, distrugge un’area diciamo di un metro quadro e quindi 10.000 metri quadrati a rischio impatto su una superficie terrestre di 100 mila miliardi di metri quadrati. Il rischio associato alla morte di una persona è dunque il rapporto uno su dieci miliardi. Se moltiplichiamo il rischio individuale per i sei miliardi di abitanti del pianeta, la probabilità risulta di uno su due.”
Fin qua tutto normale, soliti calcoli di qualche cervelloide di scienziato della Nasa. Nulla di strano, poi i soliti grafici che tracciano il diagramma di Gabbard con le altitudini del perigeo e apogeo dei singoli frammenti spaziali, le orbite e la previsione temporale del loro avvicinamento alla terra.
Sto perdendo tempo e pazienza, pensa il docente.
Il ragazzo tiene le gambe accavallate e dondola nervosamente quella che sta sopra.

«L’amore non è bello se non è litigarello.»
Quella mattina di Aprile stavo uscendo con le prime luci dell’alba. Una carezza a mia moglie, occupata a ingurgitare il quinto bacio e esco da casa. Non potete neppure immaginare cosa vuol dire sfortuna. Io l’ho conosciuta con mia moglie e vi assicuro che è peggio di un pestone sul callo del piede.
Appena fuori un gabbiano mi scagazza sulla spalla.
Mica un colombo, troppo nobile e riservato ai signori veneziani.
Torno dentro e succede il fattaccio.
Quel pezzo di satellite russo, grande come una boccia, cade sulla casa, uccidendo all’istante me e mia moglie.
Non credete alle baggianate che vi raccontano sul paradiso.
La vita dopo la morte? Un inferno.
Non è piacevole ripetere all’infinito l’ultimo istante prima di morire.
L’ho chiesto pure al capo, un giorno che aveva la luna buona.

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