La variante al diagramma di Gabbard

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«Ma tu che puoi tutto, non potevi far cadere quel pezzo di metallo nella laguna? Nessuno si faceva male e io continuavo a onorarti.»
«Io,» disse in tono solenne, «guardo il risultato, non il particolare.»
«E cosa vuol dire?»
«Immagina di dover mantecare un risotto agli asparagi, mica ti soffermi se un chicco si spezza. Assaggi, aggiusti di sale, spolverizzi di parmigiano e alla fine ti gusti il piatto pronto.»
Ecco, per lui ero un chicco di riso. Di nessuna importanza.

“Tuttavia, l’ipotesi d’essere colpito da un frammento spaziale è soggetta a una variabile che non è mai stata considerata influente: il magnetismo degli elettrodomestici.
Sappiamo che ogni macchina produce una seppure minima attrazione magnetica che diventa considerevole se aumenta il numero degli apparecchi elettrici concentrati in uno spazio esiguo. Negli ultimi anni in ogni casa ci sono un forno a microonde, un televisore, un computer, due e più telefoni cellulari, lavatrice, lavastoviglie, impianto stereo. Se moltiplichiamo tutti gli apparecchi in funzione esistenti in una città, possiamo supporre che i metalli che cadono sulla terra saranno più facilmente attratti verso zone abitate.”
Teoria interessante, un po’ raffazzonata, ma credibile. Credo proprio che gli chiederò se vuole diventare ricercatore. Intanto questa la porto al congresso del prossimo mese sulle orbite geostazionarie dei satelliti.
Il docente chiude il manoscritto, guarda il ragazzo che si sta tormentando la pellicina di un’unghia.
Fuori è calata la sera e luci arancioni illuminano il cortile della scuola.
«Interessante deduzione signor Scarpa. Certo che nella sua relazione manca un fattore che non ha considerato.»
Ettore diventa rosso in viso, i pensieri corrono veloci e balzano da un grafico a una formula. Non riesce a capire dove ha sbagliato.
Poi vede per la prima volta il professore sorridere.

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