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Prefazione

Cosa c’è di più evanescente e impalpabile di un sogno? Eppure senza sogni resteremmo inerti e immobili, senza slanci e idealità. Il progetto del Cammino di Sant’Antonio di Padova (da Capo Milazzo, Assisi, Padova) nasce proprio da un sogno espresso e condiviso, per altro in modo abbastanza inconsapevole, qualche mese fa con alcuni amici pellegrini e amanti di cammini, Alessio Bui, Pompeo Volpe, Mirco Zorzo e con lui i soci dell’Associazione “il cammino di sant’Antonio” di cui è presidente.

Da subito, quasi mio malgrado, ho assistito con stupore ad uno straordinario interesse per tale proposta, ad energie inaspettate messe in campo e ad un crescente coinvolgimento di persone, enti ed istituzioni: entusiasmante pensare di poter ripercorrere i passi del “Santo” per più di 1500 chilometri, dal suo giungere come naufrago in Sicilia nella primavera del 1221, fino al suo arrivo a Padova. Una sfida quasi impossibile eppure carica di fascino e opportunità (religiose, culturali, sociali, etc.) poter realizzare un cammino che partendo da Capo Milazzo, risalga le regioni del sud (Sicilia, Calabria, Campania) verso il centro Italia, toccando quindi Assisi (dove il Santo giunge nel maggio del 1221 per partecipare al “Capitolo delle stuoie” e incontrare san Francesco) e poi La Verna, Montepaolo (prima residenza del Santo) e quindi Padova, città a cui S. Antonio è ovunque nel mondo accomunato.

Il mio 25 aprile (pagine 25-30)
La festa del 25 aprile e stata per me una primaverile vacanza scolastica fino all’età di 18 anni. Avevo capito che era una data che segnava in modo definitivo la fine della guerra in Italia nel 1945, una guerra che per me bambino era la grande stanza dell’ufficio “Danni di guerra” del Genio Civile di Chieti, dove lavorava mio padre: quell’ufficio conteneva tanti classificatori con le pratiche relative a quasi tutti i centoquattro comuni della provincia di Chieti, che, ho scoperto più tardi, erano a sud o a nord della linea del fronte e della linea Gustav tra il settembre 1943 e il giugno 1944 (cfr. Franceschelli, 2006). Negli anni della mia adolescenza il 25 aprile non era stato mai un’occasione di festa, di commemorazione o di celebrazione; a Chieti c’erano due separate manifestazioni, come e accaduto in gran parte d’Italia fino alla fine degli anni Sessanta (Ballone, 1997): c’era la celebrazione partigiana, con bandiere, musica e discorsi, ovvero la festa dell’opposizione, del PCI, e c’era la commemorazione istituzionale, caratterizzata dal silenzio, dal raccoglimento e dalla deposizione di corone, dove il rito religioso era un costante corollario; io non partecipavo ne all’una ne all’altra.

Perché un libro su Adele Zara (pagine 13 e 14)
Quattro volontà, tre specifiche e una generale, hanno motivato la preparazione del libro: a) il tributo ad Adele Zara cittadina di Mira per oltre sessant’anni, «Giusta tra le Nazioni» dal 1996 per avere salvato la famiglia ebraica Levi durante le persecuzioni nazi-fasciste del 1943-1945; b) la divulgazione di un esempio di virtù civiche, offerto ai giovani concittadini di Adele e alle giovani generazioni tutte, in occasione del settantesimo anniversario dei tragici e dolorosi avvenimenti del secondo semestre del 1943, in particolare gli arresti e la deportazione degli ebrei dal Ghetto di Venezia e l’arrivo a Oriago di Mira della famiglia Levi, in fuga da Trieste; c) la comprensione delle ragioni di una scelta consapevole e coraggiosa di salvazione in una situazione difficile e pericolosa dal punto di vista sociale, politico e militare; d) la riflessione non solo sulla responsabilità e le colpe di chi è stato coevo di quelle vicende ma anche sulla responsabilità di chi è nato dopo quella tragedia, sulla responsabilità della società e delle istituzioni dell’Italia repubblicana nei confronti delle comunità ebraiche perseguitate dal fascismo monarchico, prima, e dal fascismo repubblichino e collaborazionista, poi.

Avvertenza secondo Rasho-mon (pagine 9 e 10)

...Quando la rappresentazione e la percezione di quegli anni erano diametralmente opposte alle mie, mi domandavo stizzito: come è possibile avere in buona fede un ricordo così diverso dal mio in merito ai fatti, pur ammettendo che la interpretazione e la valutazione dei fatti medesimi possano essere legittimamente diverse? Così negli anni si sono accumulate diverse e confliggenti memorie, si sono consolidati stereotipi. Sugli specifici eventi padovani si è anche manifestata una tendenza al silenzio, alla rimozione. ...

A.L.A
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