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Dal libro Valutazioni e questioni preliminari intorno alla proposta del Cammino di Sant’Antonio Capo Milazzo - Assisi - Padova

Prefazione

Cosa c’è di più evanescente e impalpabile di un sogno? Eppure senza sogni resteremmo inerti e immobili, senza slanci e idealità. Il progetto del Cammino di Sant’Antonio di Padova (da Capo Milazzo, Assisi, Padova) nasce proprio da un sogno espresso e condiviso, per altro in modo abbastanza inconsapevole, qualche mese fa con alcuni amici pellegrini e amanti di cammini, Alessio Bui, Pompeo Volpe, Mirco Zorzo e con lui i soci dell’Associazione “il cammino di sant’Antonio” di cui è presidente.

Da subito, quasi mio malgrado, ho assistito con stupore ad uno straordinario interesse per tale proposta, ad energie inaspettate messe in campo e ad un crescente coinvolgimento di persone, enti ed istituzioni: entusiasmante pensare di poter ripercorrere i passi del “Santo” per più di 1500 chilometri, dal suo giungere come naufrago in Sicilia nella primavera del 1221, fino al suo arrivo a Padova. Una sfida quasi impossibile eppure carica di fascino e opportunità (religiose, culturali, sociali, etc.) poter realizzare un cammino che partendo da Capo Milazzo, risalga le regioni del sud (Sicilia, Calabria, Campania) verso il centro Italia, toccando quindi Assisi (dove il Santo giunge nel maggio del 1221 per partecipare al “Capitolo delle stuoie” e incontrare san Francesco) e poi La Verna, Montepaolo (prima residenza del Santo) e quindi Padova, città a cui S. Antonio è ovunque nel mondo accomunato.

L’obiettivo ambizioso è che per il 2021 questo tracciato sia pienamente individuato e percorribile! A 800 anni dalla venuta in Italia del Santo sarebbe un modo splendido di celebrarne la missione e la memoria offrendo a pellegrini e devoti un itinerario di fede, ma anche un percorso naturalistico e culturale d’eccezione attraverso la nostra bella Italia. Sarebbe certo anche il frutto di non facili né scontate sinergie e collaborazioni, che solo S. Antonio potrà suscitare e promuovere. Il “Santo che il mondo ama”, da sempre ha questa facoltà e capacità di unire, fare da ponte, mettere in comunione, suscitare dialogo e condivisione, tutti accomunando e riunendo attorno a sé, senza distinzione di razza, genere, nazionalità e persino di religione. Che S. Antonio ci guidi dunque e ancora ci ispiri in questo progetto che porta il suo nome e la sua impronta.

Fra Alberto Tortelli
Ofmconv, Convento del Santo, Padova

Capitolo 4 - Il viaggio di Antonio nel sud d’Italia

Vi è tuttavia un breve periodo, di alcune settimane o di pochi mesi nella primavera del 1221, che Antonio trascorre nel sud dell’Italia successivamente al suo sbarco in Sicilia, corrispondente alla sua permanenza a Messina7 e al suo trasferimento ad Assisi per partecipare al citato Capitolo: “Antonio, venutone a conoscenza per bocca dei frati di Messina, mostrandosi più robusto di quanto in realtà non fosse, arrivò come poté al luogo del Capitolo” (capitolo 6, paragrafo 6 della Vita Prima di S. Antonio, nella traduzione riportata da Gamboso, 1981). Sulla base di cinque parole contenute nella Vita prima di S. Antonio, capitolo 6, paragrafo 6 (…“ad locum Capituli utcumque pervenit”), è possibile ma non certo che Antonio sia partito da Messina a piedi con i confratelli messinesi (cfr. anche Gamboso, 2004) per raggiungere la Porziuncola di Assisi entro il 30 maggio 1221, giorno di apertura del Capitolo generale dei Minori. Al fine di individuare un plausibile percorso da Messina, nel presente testo tentiamo di interpretare e sviluppare nel modo più corretto possibile il punto pertinente e rilevante (in traduzione: “ ... arrivò come poté al luogo del Capitolo”), dato che l’anonimo e coevo estensore della Vita prima, redatta entro il 1232, non specifica quando Antonio parte, come viaggia, quale percorso segue e in quanto tempo compie il suo viaggio.

Capitolo 5 - Due ipotesi di percorso

Le ipotesi di percorso riportate da Gamboso (1981) sono due e sono state verificate sulle fonti bibliografiche: Ipotesi A: Percorso a piedi

Callebaut (1931, p. 478) sostiene che Antonio percorre 600 Km a piedi in un mese in tappe da 30 km ciascuna con soste alla domenica e per l’Ascensione. Pur ammettendo che faccia 30 km al giorno8, Antonio impiega sicuramente più di un mese ad arrivare ad Assisi dato che i chilometri da percorrere non sono meno di 9004. Nella sua opera divulgativa, Gamboso (2004) scrive: “… a primavera avanzata si mise in strada. Più di seicento chilometri lo dividevano dal luogo di convegno. La penisola era nel fulgore della primavera, ed egli la percorse a piedi, sostando di convento in convento … Per le strade polverose della Campania e del Lazio incontrò altri gruppi francescani diretti, al pari di lui, al capitolo …”. Gamboso (2004) quindi reitera l’errore dei 600 chilometri e suggerisce che l’accoglienza avvenga, come era usanza in quei tempi, nei “conventi” disseminati lungo l’itinerario, ovvero nei monasteri benedettini, nei primissimi loci/romitoria francescani (Pellegrini, 1984) ma anche negli ospitali per pellegrini (vedi sotto). Gamboso (2004) sottolinea l’incontro con “ … altri gruppi francescani diretti … al capitolo” in Campania e in Lazio ma non in Calabria e Basilicata. Antonio non passa attraverso la Calabria o non incontra confratelli “calabresi”? La Calabria viene ignorata perché Gamboso ha come retropensiero l’ipotesi B (vedi sotto) o perché non ci sono francescani in Calabria? Eppure Pietro Catin (Cathin) da S. Andrea, inviato in Calabria dopo il Capitolo del 1217 come primo ministro provinciale, ha già stabilito prima del 1220 [Coco, 1931; ma altri dissentono, in Pellegrini (1984a)] il primo luogo di insediamento francescano lungo la via Popillia a Castrovillari, sul sito di un monastero benedettino in rovina. Infine a San Marco Argentano, città normanna tra Castrovillari e Cosenza, Antonio avrebbe soggiornato almeno un giorno (Lazzari, 2018). Anche recentemente è stata ribadita la tradizione secondo cui Antonio “... risalendo la penisola, giunse ad Assisi” (Messa (2013) e dai “ ... lidi della Sicilia prese poi il cammino verso Assisi” (Rigon, 2011): in entrambi i casi senza fornire alcuna fonte storica.

Ipotesi B: Percorso in nave e a piedi Abate sostiene che Antonio sarebbe andato in nave fino a Napoli o Anzio o Ostia e avrebbe poi proseguito a piedi fino ad Assisi (1968, alla nota 3, p. 147). Gamboso (1981) propende, a differenza di quanto sosterrà successivamente (vedi sopra Gamboso, 2004), per l’ipotesi B date le condizioni di salute di Antonio e l’assenza di tracce del passaggio di Antonio tra il Lazio inferiore e la Calabria meridionale (Abate, 1968). Ma chi avrebbe dovuto registrare il passaggio di un piccolo gruppo di frati tra cui l’anonimo Antonio lungo la Popillia? Esiste peraltro una tradizione9, secondo cui “… il santo passò per Rotonda (paese lucano sulla via Popillia di cui Sant’Antonio è patrono, ndA) e fece sosta nei boschi del Pollino, più precisamente in località Marolo, accampandosi sotto un abete ...”. Infine, se Antonio è partito in nave una indagine dovrà essere compiuta alla ricerca di eventuali tracce anche indirette nel porto di Messina. Una delle questioni principali, quindi, ai fini della definizione filologica del Cammino di Sant’Antonio nel tratto Messina-Assisi, è se il viaggio fino ad Assisi è stato fatto in parte o tutto a piedi. La critica frase “… arrivò come poté al luogo del capitolo”, contenuta nella Vita prima, non scioglie ovviamente alcun dubbio. Quali ulteriori variabili sono da considerare in via preliminare? 1) Se si considera un viaggio fatto tutto a piedi, la domanda da farsi è se Antonio, giunto a Capua lungo la via Popillia10, passi da Roma. Assumendo che sia incalzato dalla data del 30 maggio e che non passi, quindi, da Roma, Antonio potrebbe aver puntato su Teano, Ad Flexum (ora San Pietro Infine, al confine tra Campania e Lazio) fino a San Germano (ora Cassino) utilizzando la consolare Casilina o Latina. Da Cassino avrebbe puntato a nord fino a Rieti, seguendo un tronco di quello che oggi è noto come Cammino di Benedetto, e che in quegli anni era costellato di consolidate abbazie benedettine. Da Rieti, Antonio avrebbe poi proseguito per Greggio, Spoleto, Foligno fino ad Assisi, lungo un tratto di quella via, che oggi è nota come Cammino di Francesco, ai margini della quale cominciano a sorgere i primi loci francescani (Pellegrini 1984a,b; vedi sotto). 2) Antonio potrebbe avere fatto tappa a Roma; nella sua opera divulgativa, Vita di Sant’Antonio, Gamboso (2004) infatti scrive: “… avrà sostato a Roma, a venerare le tombe degli apostoli? Ci pare cosa probabile….”. In tal caso, Antonio raggiunge Roma lungo la Casilina/Latina (Capua-Cassino-Roma) o lungo la via Appia antica (Capua-Terracina-Roma), sostanzialmente di pari lunghezza, e la scia Roma lungo la consolare Salaria verso Rieti o lungo la consolare Flaminia che annovererà, alla fine del terzo decennio del XIII secolo, insediamenti minoritici a Civita Castellana (VT), Narni (TR), Terni, Spoleto (PG), Trevi (PG) e Foligno (PG), come si evince dalla mappa degli insediamenti minoritici evidenziati in giallo nella Fig. 3 (modificata da Pellegrini, 1984b). La tradizione riferisce inoltre del passaggio di Antonio nell’area di Terni, Narni, Stroncone, Calvi, cioè nelle terre natali dei cinque Protomartiri francescani che determinarono il passaggio di Antonio dagli Agostiniani ai Minori (Bertazzo e Cassio, 2011; vedi anche sezione 8). 3) La via Popillia potrebbe essere stata percorsa in larga parte ma solo fino a Salerno (Fig. 4 A,B). In tal caso, l’aggancio con la consolare Latina o con la consolare Appia sarebbe avvenuto tramite Benevento, via Penta (SA) ed Avellino, lungo una strada presidiata dalla possente congregazione verginiana della Abbazia di Montevergine (Mongelli, 1977; vedi sotto). 4) Nel caso in cui il viaggio non sia stato fatto tutto a piedi, il cammino di Antonio dovrebbe partire dall’ipotetico punto di sbarco (Napoli, Anzio o Ostia sono proposti da Abate, 1968, senza ulteriori valutazioni o documenti). Si tratta di una opzione drasticamente diversa dalle precedenti per la lunghezza del cammino e, in parte, per il percorso: si dovrebbero ipotizzare, quindi, bretelle di collegamento da Napoli e da Anzio per confluire sulla via Appia.

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